4 settembre. Verso ora pranzo prendiamo il treno per andare a Dali. Ormai abbiamo capito come funziona e ci muoviamo agevolmente. All’arrivo, la stazione è molto più grande di quella di Lijiang e brulica di persone. Appena fuori, veniamo subito investiti dal caldo e dal caos cittadino: Dali è una vera metropoli, con grattacieli che dominano lo skyline, e si estende sul fianco di un enorme lago di fronte alle montagne, congiungendo vari villaggi per parecchi chilometri.

Troviamo facilmente il bus locale, attiviamo la miniapp su Wechat per pagare (c’è il QRcode accanto all’autista) e partiamo, raggiungendo una delle porte della città vecchia proprio di fronte al nostro albergo. La zona esterna è “suburbana”, con piccoli edifici quasi tutti destinati ad hotel; arrivati al nostro, veniamo accolti calorosamente (sembrerebbe a gestione familiare). La struttura è nuovissima e follemente “domotizzata”: c’è l’assistente vocale (purtroppo in cinese) che controlla luci, tende, TV (enorme); perfino il bagno è super-automatizzato, ma lasciamo la sorpresa a chi ci andrà.

La città vecchia è in larga parte pedonalizzata. Anche qua ci sono miriadi di botteghe. Gli edifici sono in larga parte in cemento (non in legno) e alcuni hanno decorazioni sull’intonaco, a volte veri e propri murales.

Addentrandoci, inizia il caos: tantissimi turisti, inclusi occidentali finora rarissimi. Saliamo su una delle torri in corrispondenza delle porte principali della città per avere una panoramica sulle strade e sul circondario (lago e monti).

Cercando un posto dove mangiare, passiamo per una “food zone” piena di locali ma troppo frastornante; ci spostiamo quindi verso zone meno caotiche.

Scopriamo che molti ristoranti sono specializzati in funghi! Evidentemente la vicinanza dei boschi e delle montagne, l’altitudine ed il clima caldo, hanno creato la giusta combinazione per questa specialità.

Scegliamo un locale che non offra solo funghi, ma il piatto di pollo e verdure dall’aria apparentemente innocua si rivela estremamente piccante.

La serata si conclude con la fuga dal trambusto: tra turisti, musica a tutto volume, buttadentro molesti, ci facciamo strada fino al nostro tranquillo hotel.

Il giorno successivo, il 5 settembre, dopo una colazione un po’ deludente (solo opzioni cinesi – non siamo ancora abituati a noodles e verdure di prima mattina), prendiamo l’autobus per andare a vedere le “Tre pagode dell’Ammirazione Divina“.

Si trovano all’interno del “Tempio dell’Ammirazione Divina”, a circa due Km dalla città antica, un complesso di edifici in salita sulla collina.

Le tre pagode sono appena oltre la porta d’ingresso: al centro la Pagoda dei Mille Xun, sui lati due pagode più piccole.

Quella centrale è a pianta quadra, è alta 69 metri, ha 16 piani, e fu costruita tra l’823 e l’859.
Quelle laterali, a nord e a sud, sono a pianta ottagonale, sono alte circa 42 m e hanno 10 piani.
Tutte e 3 le pagode sono cave.

Nonostante si trovino in un’area sismica, le tre pagode sono rimaste in piedi per più di un millennio. Durante il loro restauro nel 1979, all’interno della Pagoda dei Mille Xun furono rinvenuti più di 600 pezzi tra scritture buddiste, rotoli di sutra, specchi di bronzo, statuine di Buddha in oro e argento; buona parte dei reperti è visibile in un piccolo museo lì accanto.

Dopo le pagode inizia una sfilata di templi uno dopo l’altro (ma se ne vede solo uno per volta, quindi continui a salire senza sapere se è l’ultimo!)

Attraversiamo i templi facendo foto alle incredibili statue delle divinità: il tempio Chongsheng e la sua Sala dei Re Celesti con le quattro divinità guardiane che proteggono dal male dai quattro punti cardinali; la statua dorata di Guanyin (bodhisattva della Misericordia nel Buddismo) con le sue mille mani e i suoi mille occhi a simboleggiare la capacità di vedere e aiutare il mondo intero.

Alla fine troviamo anche una funzione buddista in corso con monaci oranti e tamburi.

Il caldo è forte, torniamo indietro passando per le zone d’ombra degli alberi.

All’uscita vorremmo andare verso l’antica città di Xizhou che dista circa 15 km. Scopriamo che non ci sono autobus e non si vede neanche un taxi all’orizzonte, ma notiamo molte macchine “Didi” (una specie di Uber cinese).

Sperimentiamo quindi l’App Didi per la prenotazione: dopo qualche tentativo riusciamo a prenotare un’auto a costo minimo, pre-concordato, che arriva immediatamente e ci porta diretti a destinazione! Fantastico!

Il villaggio è come sempre affollato di turisti e botteghe, ma per fortuna è pedonale e con qualche via esterna tranquilla. Ci affidiamo al buonissimo street-food comprando una focaccia locale appena fatta e degli spiedini di carne ottimi. Ci infiliamo anche in un piccolo tempio, Ziyunshansi, pressoché deserto, che si rivela una chicca in quanto raffigura divinità venerate dalle 3 principali religioni (Buddismo, Taoismo, Confucianesimo) tra cui Guan Yu, un generale divenuto eroe popolare e venerato come simbolo di lealtà, coraggio, giustizia e ricchezza.

Sul bordo del villaggio, un bel laghetto ricoperto di fiori di loto e ninfee conferisce un aspetto ancor più caratteristico al luogo.

Al termine della giornata, ormai esperti, riprendiamo un Didi per tornare in hotel, dove recuperiamo i bagagli e riceviamo dai gentilissimi gestori un regalo! Una confezione di dolcetti quadrati a base di zucchero di canna, aromatizzati con fiori e semi.

Riprendiamo il bus per la stazione dove arriviamo in anticipo e ci procuriamo un po’ di cibo per la cena da consumare a bordo del treno. Arriveremo in serata a Kunming.

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