
Con il treno in due ore siamo a Datong. La stazione è grande e ben organizzata, le indicazioni sono in due lingue e portano facilmente alla fermata del bus. Lo prendiamo e ci porta a 100 metri dall’hotel. Entriamo nel perimetro della città vecchia e scopriamo che è.. nuova! Sembra un set cinematografico: tutto è perfetto, pulitissimo e semideserto. Edifici bassi, in stile ma totalmente nuovi, con lavori di rifinitura in corso.
Qualche peripezia per trovare l’albergo, visto che ha un nome diverso da quello che ci aspettavamo: per fortuna, avendoci visti indugiare sulla soglia, esce fuori una ragazza con un foglio di prenotazione con i nostri nomi.
Entriamo nell’hotel, anch’esso perfetto e nuovissimo, oltre che apparentemente vuoto. Ci danno una stanza al piano -2 (!) Scopriamo quindi che si sviluppa sottoterra, pur mantenendo il classico stile a ringhiera, con un grande cortile e lucernario al centro. Probabilmente per mantenere lo stile esterno non è consentito costruire edifici alti.
Il gestore decide gentilmente di farci un upgrade spostandoci al piano terra, con luce piena dal lucernario. La stanza è grande e con soffitti alti. Posiamo tutto, mangiamo due snacks e usciamo subito (è già pomeriggio) per cercare la fermata del bus per il “tempio sospeso”, dove andremo domani.
Seguiamo alcune indicazioni trovate su internet e arriviamo alla porta est, dove dovrebbe esserci la fermata del bus extraurbano, ma non c’è nulla di visibile. Laura però nota un bus turistico con immagini del tempio sospeso che si ferma proprio lì a far scendere i passeggeri; chiedendo a gesti l’autista conferma che lì c’è la “fermata” (invisibile) nelle due direzioni (sui due lati della strada).
Ritorniamo quindi verso il centro; ormai comincia a essere sera e cerchiamo un posto dove mangiare. Troviamo un buon ristorante proprio al centro della zona turistica.
20 settembre, ci svegliamo presto per andare al tempio sospeso “Xuankong Si”. La colazione in hotel non è a buffet ed è esclusivamente cinese (così come gli altri ospiti).
Usciamo e prendendo il bus delle 8.30 arriviamo al tempio (o meglio al centro visitatori) alle 10.
Come al solito è tutto super organizzato e super affollato di turisti, cinesi ma anche occidentali. Acquistiamo i biglietti per lo shuttle (non incluso nel biglietto prenotato on-line) che ci porterà al tempio in 10 minuti.
Nonostante il tempio sia ben visibile sulla montagna, per accederci tocca fare una fila di 1 ora e mezza! Questo in quanto lo spazio è ridotto e si accede a numero chiuso.
Il tempio è letteralmente aggrappato alla parete della montagna, sostenuto da pali di legno, e appare nel suo insieme fragile.
Saliamo la scalinata che ci porta al primo livello; da lì, con altre piccole rampe e passaggi stretti ed esposti, passiamo per le varie “sale“: piccoli vani stretti e bassi. L’effetto è spettacolare.
La quantità di turisti rende più difficile il passaggio per i corridoi (in fila indiana).
Dopo mezz’ora ridiscendiamo e compriamo qualcosa da mangiare ai banchetti prima di andare a riprendere l’autobus per il ritorno.
Alla stazione veniamo tampinati da un tassista ma resistiamo e prediamo il bus. Rientriamo all’hotel prima di uscire nuovamente.
Facciamo una passeggiata all’imbrunire per le vie sempre animate della città. Andiamo a vedere il tempio di Confucio vicino all’albergo, come sempre molto spoglio, ma ampio e silenzioso; visitiamo poi il nostro secondo muro dei nove draghi: rispetto a quello di Pingyao è molto più grande e in effetti scopriamo che è il più grande della Cina.
Per cena torniamo allo stesso ristorante di ieri. Ormai esperti, facciamo l’ordine direttamente via app, senza chiedere: il cameriere ci sorride soddisfatto!
Dopo cena, altro giretto serale. Vediamo la moschea sul bordo della zona pedonale, assistiamo a uno spettacolo di danza con musiche e coreografie, visitiamo un tempio taoista della città con le tipiche statue dei guerrieri.
21 settembre, di nuovo sveglia presto. Oggi pomeriggio abbiamo il treno per Pechino. C’è tempo per andare a vedere le grotte di Yungang: sono abbastanza vicine ma non sappiamo di preciso quanto ci vuole per cui, visto il tempo contingentato, decidiamo di raggiungerle in taxi. Prenotiamo con DIDI (super esperti) e arriviamo in meno di mezz’ora. Il sito è UNESCO ma fortunatamente non è ancora stato trasformato in uno dei soliti luna-park.
Non ci sono navette (giusto un tipo, ma opzionale) e non c’è un market da attraversare; non ci sono guide obbligatorie e neanche tanta fila.
Si entra a piedi dalla biglietteria, si percorre un “corridoio colonnato” e in breve si arriva alle grotte.
Nonostante sia presto ci sono già dei gruppi numerosi all’ingresso di alcune grotte, comunque riusciamo a vedere quasi tutto.
Il sito è bellissimo, colorato e imponente, molto più bello (a nostro parere) delle sopravvalutate grotte di Mogao. Le grotte sono enormi, con bassorilievi e affreschi ancora ben tenuti, e statue gigantesche di Buddha scavate nella roccia.
Il tutto si gira in un paio d’ore.
Visto che abbiamo tempo, al ritorno prendiamo l’autobus locale che ci porta a circa tre chilometri dall’hotel, nella città “nuova”. Ne approfittiamo per una camminata (che alla fine si rivela molto lunga) nella zona più autentica della città, con tanto di mercato su strada (anche dei pesci e crostacei vivi). Interessante anche il bel colpo d’occhio delle lunghe mura.
Ci fermiamo a mangiare qualcosa al volo nel giardino del tempio di Confucio, poi riprendiamo i bagagli e andiamo in stazione per la nostra ultima tappa: Pechino.

























































