
Il volo da Dunhuang dura 45 minuti in meno del previsto, un vento di coda ci fa correre e ballare per tutto il tragitto. All’arrivo a Xi’an troviamo un mega aeroporto. Prendiamo la metro e ci mettiamo quasi due ore per arrivare nella zona centrale dove abbiamo l’albergo. Ce lo aspettavamo, Xi’an è enorme, con 12 milioni di abitanti, capoluogo della provincia di Shaanxi, unica tappa del viaggio in questa regione.
Il tragitto in metropolitana verso l’albergo percorre molti tratti esterni, e ci mostra una quantità enorme di edifici in costruzione o semi-completi ma vuoti e con cantieri chiaramente fermi.
Arriviamo, la zona è caotica con luci e insegne simil-brodway, piena di chioschi, negozi/ristoranti, e affollatissima. Cerchiamo un posto dove mangiare tra i chioschi, ma non ci convincono e ripieghiamo su un ristorantino con menù appariscente, ma che si rivela più di forma che di sostanza. Comunque sono gentili e accettano l’ordine “a voce” dato che l’app del ristorante è solo in cinese.
Il giorno successivo 15 settembre, è una giornata calda, facciamo colazione e andiamo a visitare la Pagoda della Grande Oca Selvatica. Vicino al tempio incontriamo donne intente a danzare e altri gruppi impegnati in vari esercizi fisici.
Il Tempio ha questo nome per una leggenda sul Buddha, ma nessuna rappresentazione dell’oca (perlomeno noi non l’abbiamo vista). C’è gente, ma non l’assalto. Si vedono numerosi occidentali tra cui italiani.
La pagoda fu eretta nel 652 per conservare alcuni testi buddhisti portati dall’India dal monaco Xuan Zang (alcuni ancora visibili all’interno). In origine era formata da cinque piani, che furono portati a dieci tra il 701 e il 704. Attualmente sono rimasti solo sette piani per un’altezza complessiva di 64 metri.
Nell’enorme cortile antistante ci sono due torri che contengono il Tamburo e la Campana (elementi grandi quanto l’edificio che li contiene, che troviamo in tutte le città cinesi).
La pagoda è contenuta nell’area del Tempio Da Ci’en, un importante complesso buddista della Dinastia Tang, fondato nel 648. Nelle varie strutture che lo compongono ci sono rappresentazioni sacre, ed in uno si sta svolgendo una funzione con monaci e monache che cantano.
Usciamo quando comincia a fare veramente caldo. Riprendiamo la metropolitana e proviamo a visitare le mura di Xi’an.
Arriviamo fino all’ingresso, ma il sole picchia veramente forte, quindi ci limitiamo alla zona limitrofa che è alberata e ha una strada (ombreggiata) con un mercato. Ci procuriamo il pranzo e passiamo qualche ora in albergo a aspettare che l’aria si rinfreschi.
Nel pomeriggio, ci sono un po’ di nuvole che offuscano il sole, ma l’umidità è aumentata notevolmente.
Andiamo a vedere le grandi torri del Tamburo e della Campana di Xi’an, simbolo della città.
Il luogo è caotico! la Torre della campana si trova in mezzo a una rotonda trafficatissima. Quella del tamburo si trova al termine di un passaggio obbligato tra negozi per turisti, con megafoni programmati che in continuo urlano frasi per attirare clienti.
Per fortuna la seconda torre è al limitare di una zona pedonale: il cosiddetto “quartiere musulmano”. Lì ci inoltriamo nei vicoletti: un bazar tutto sommato silenzioso e tranquillo se paragonato al caos esterno. Tra i vicoli pieni di botteghe con oggetti di tutti i tipi e falsi di marche conosciute, troviamo la “Grande Moschea“. È la più antica del paese, fondata nel 742.
È stata costruita e ristrutturata nelle epoche successive (in particolare durante il regno dell’imperatore Zhu Yuanzhang della dinastia Ming). Ancora oggi usata dai musulmani cinesi come luogo di culto.
A differenza della maggior parte delle moschee del Medio Oriente, la Grande Moschea di Xi’an nella sua architettura ha seguito uno stile completamente cinese, composta quindi di vari templi bassi successivi, tranne per alcune lettere arabe e decorazioni. Non ha né cupole né minareti in stile tradizionale.
Rientriamo verso l’hotel passando per un’altra zona “food”, e andiamo a cena in un ristorantino visto ieri sera tardi che si rivela ottimo. Anche qui ci facciamo aiutare dalla cameriera per l’ordine, poi a dormire, domani ci si sveglia presto.
16 settembre. Dopo colazione, usciamo e piove: la prima vera pioggia della vacanza.
Abbiamo in programma di andare a vedere l’Esercito di Terracotta, che è al chiuso, quindi tutto bene. Inoltre la temperatura è scesa abbondantemente.
Prendiamo la metropolitana per arrivare alla fermata degli autobus più vicina al sito. Lì aspettiamo inutilmente l’autobus sotto una pioggia battente, le strade sono intasate dal traffico. Molti cinesi stanno aspettando con noi; dopo un po’ desistiamo e prendiamo un taxi, che però (unica volta in Cina) non vuole usare il tassametro e ci chiede direttamente 30 Yuan (circa 3,5 €): non stiamo neanche a contrattare!
Ci porta fino all’ingresso del sito. C’è folla (come previsto). Noi abbiamo già la prenotazione, anche se alcuni dicono che dobbiamo fare il biglietto; con qualche preoccupazione (non abbiamo il biglietto fisico, è tutto basato sul passaporto) saltiamo la fila della biglietteria e ci mettiamo in fila per il controllo di ingresso. Al controllo passiamo senza problemi (la prenotazione funziona)!
Entriamo nel sito, ci sono tre edifici separati. Il primo è enorme, una specie di hangar, a coprire tutto lo scavo principale.
C’è una specie di camminatoio tutto intorno. E’ stracolmo di gente che sgomita e spintona per guadagnare spazio e arrivare al bordo della ringhiera; in particolare i cinesi cercano spazio per farsi i selfie nel punto panoramico. Funziona così per tutto il percorso, centinaia e centinaia di persone che si spintonano per guadagnare il bordo del camminatoio e fare foto. E’ una cosa assurda se si pensa che tutto va prenotato con largo anticipo e che ci vogliono due ore solo per arrivare.
Facciamo anche noi il giro sgomitando. In ogni caso lo spettacolo è impressionante. L’esercito è lì, allineato e enorme: circa 6000 guerrieri, ciascuno con i propri tratti somatici, con diversi tipi di armatura e in posizione di battaglia. Gli scavi sono ancora attivi e in alcune parti le statue sono in fase di restauro. Terminiamo il giro e passiamo al secondo edificio.
Qui troviamo uno scavo più piccolo con personaggi differenti e ancora più particolari, cavalli (senza più i carri di legno) e soldati in pose “plastiche” di battaglia. Nell’ultimo edificio ci sono scavi ancora aperti, e un bellissimo museo con una serie di statue e altri ritrovamenti. Ce ne andiamo, sempre sotto la pioggia, obbligati a passare per il solito percorso di negozi per turisti all’esterno del sito. Aspettiamo il bus e solita traversata in metro per arrivare in hotel.
Finalmente ha smesso di piovere, e l’aria è più fresca. Scegliamo un fast-food locale dove ceniamo con noodles in brodo di verdure.
Domani si riparte per Pingyao.























































