L’8 settembre partenza presto per trasferirci da Kunming (Yunnan) a Lanzhou (Gansu). La metro verso l’aeroporto è perfetta, al check in non c’è fila. Prendiamo le carte di imbarco e andiamo a fare colazione acquistando tè in bottiglia e biscotti in un minimarket interno all’aeroporto. Poi entriamo. Solito controllo meticoloso e andiamo al gate, che viene cambiato all’ultimo momento. Imbarco tranquillo, ma non si parte: ci siamo persi due passeggeri che evidentemente stanno al gate originale. Arrivano all’ultimo momento e finalmente partiamo.

Due ore di volo, dall’aereo scorgiamo un paesaggio arido, leggermente mosso da piccole colline. Scendiamo in un aeroporto modernissimo, nel nulla! Tutta la zona è ancora in costruzione. Prendiamo i biglietti per lo shuttle verso la città e usciamo nella calura delle 13.

Il bus è perfetto, percorriamo circa 70 chilometri in un’ora e arriviamo in una città densa di grattacieli. Superiamo il grande fiume giallo, che è enorme, veloce ed effettivamente color ocra.

Scendiamo a poca distanza dall’hotel e ci rendiamo subito conto dei vincoli di attraversamento. La città è moderna, tutte le strade sono larghe e chiuse all’attraversamento pedonale da balaustre fisse. Per attraversare bisogna andare all’incrocio apposito, prendere un sotto o sopra-passaggio con innumerevoli scale. Ogni attraversamento ci richiede una camminata di quasi mezzo chilometro.

Finalmente all’hotel, ci cambiamo e usciamo verso il fiume giallo dove sappiamo esserci un parco.

Il parco è proprio sul fiume e ci sono le antiche ruote di sollevamento dell’acqua per l’uso citadino. Il contrasto con i moderni grattacieli è notevole. Le ruote girano ancora, ma solo a scopo dimostrativo.

Dopo un bel giro rinfrescante tra i salici, e un pranzo a base di una specie di hamburger di pollo (terribile), facciamo qualche altro giro nelle strade adiacenti, dominate da negozi di telefoni cinesi, dove Apple è un marchio minore. Torniamo poi all’hotel e restiamo incuriositi da un cartello “educativo” abbastanza particolare.

Siamo solo di passaggio e domani mattina ripartiremo in treno per Zhangaye.

L’hotel è di catena internazionale ma la colazione (a differenza dei poster che la pubblicizzano) è pensata per i cinesi (non ci sono neanche i coltelli per tagliare le uova o spalmare la marmellata, cosa davvero difficile da fare con le bacchette!)

Prendiamo la metro (stavolta per fortuna funziona WeChatPay per i biglietti!) e andiamo in stazione a prendere il treno.

Il viaggio offre un paesaggio interessante: passiamo dalle città, con i loro grattacieli e centrali, alle colline di arenaria, agli altopiani più verdi e umidi, fino ad arrivare a quota 3500 mt dove pascolano gli yak! La temperatura esterna è crollata sotto i 15 gradi, ma poi riscendiamo a destinazione (1400 mt) e ritroviamo un’aria piacevole, a 26 gradi.

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