
27 aprile, viaggio notturno su un treno vecchissimo ma tutto sommato decente. La notte fresca aiuta a riposare visto che non c’è aria condizionata. Nel nostro vagone c’erano decine di italiani (quasi certamente un gruppo vacanze), ma abbiamo condiviso il nostro scompartimento con una giovane coppia russa, silenziosissima.
Arriviamo alle sette di mattina; qui fortunatamente i tassisti sono poco insistenti, anche perché la città è a 500 metri dalla stazione. Attraversiamo un vialone nuovissimo, contornato da bassi edifici in mattoncini, pressoché deserto, che dovrebbe ospitare negozi, alberghi e ristoranti per turisti. La città antica che appare silenziosa di fronte a noi sembra quasi un miraggio.
Entriamo da un ingresso con tornelli, aperti e non presidiati (forse per l’ora). La città è totalmente pedonale e l’atmosfera è surreale, silenziosa, luminosa e con un panorama di minareti e mura altissime, tutto color sabbia. Gironzoliamo un po’ per trovare l’albergo, tra palazzi tipici in fango e paglia e minareti colorati.
Finalmente arriviamo: l’esterno dell’hotel è in stile ma l’interno è nuovissimo. Dopo qualche vicissitudine per la stanza (c’era una perdita di acqua), facciamo un’ottima colazione con tanti piccoli piatti di prelibatezze locali, serviti in una piccola sala con arredi sontuosi ma troppo ingombranti per lo spazio a disposizione.
Rifocillati, usciamo. Khiva antica è un museo a cielo aperto: tutti gli edifici sono storici e spesso ristrutturati per ospitare alberghi e negozi. Acquistiamo un ticket che vale due giorni e comprende gli ingressi per quasi tutti gli edifici.
Il luogo è talmente bello da sembrare finto. Le mura di cinta sono spettacolari e complete per tutta la loro lunghezza.
Girando per le vie sembra di essere tornati indietro nel tempo.
Nascosti tra le mura altissime ci sono ristoranti con stanze “museo”, con arredi originali e ricostruzioni.
Tutto è conservato benissimo dato che il khanato di Khiva, come gli altri, cessò di esistere solo nel 1920, con l’entrata dell’armata rossa.
Visitiamo i due palazzi del Khan e di nuovo ci sorprendiamo dell’arretratezza rispetto all’epoca. Testimonianze fotografiche mostrano dignitari in abiti locali con colbacchi e scimitarre; alcuni oggetti sono rudimentali, alcuni “documenti” sono addirittura su pietra!
Nel palazzo Tosh-hovli, o “palazzo di pietra” costruito tra il 1830 e il 1940, le sale di attesa del Khan sono aperte e decoratissime, ma di gran lunga più piccole di quelle dei Raja indiani. Prevedono uno “spazio yurta” per accogliere gli ospiti, a conferma della cultura nomade di quella parte dell’Asia. Proseguiamo visitando madrase (tra cui una bellissima trasformata in hotel caratteristico, con “celle” trasformate in stanze con tanto di aria condizionata). Molte anche le moschee, tra cui la moschea Juma con la sua foresta di 218 colonne in legno a sostegno del tetto. Le basi delle colonne riportano incisioni in stile cufico del X-XI secolo.
Usciamo dalla porta nord, con un un colpo d’occhio incredibile sulle mura. La città “moderna” ci permette poi di rimediare il pranzo in un fornitissimo e moderno supermarket.
Nel pomeriggio facciamo un giro della città “dall’alto”: le mura sono camminabili e da lì si gode un panorama eccezionale. Al tramonto adocchiamo un ristorante nel cortile di una madrasa ristrutturata: ci rifocilliamo godendoci il fresco e i piatti tipici.
Di notte poi, le madrase, le mura e le moschee della città vecchia sono tutte illuminate e offrono uno spettacolo davvero suggestivo.
Il giorno successivo, il 28 aprile, dopo la colazione in hotel, continuiamo la visita degli edifici storici. Accediamo alla seconda ala del palazzo del Khan, con il cortile riservato all’harem, estremamente decorato nelle facciate ma con decori ancor più appariscenti all’interno. Fu la prima parte del palazzo ad essere costruita, ed è suddivisa in cinque logge, ciascuna sostenuta da un pilastro di legno intagliato, assegnate alle quattro mogli legittime del Khan e al Khan stesso.
Proseguiamo il giro visitando anche la parte nuova della città. Uscendo dalla porta ovest intravediamo nuove strade in costruzione attorno alle mura.
Visitiamo il più recente Palazzo Narallabay, detto anche Palazzo Isfandiyar. Venne costruito tra il 1906 e il 1912 da Muhammad Rahimbay.
Gli interni sono un mix di oriente e occidente, con sontuose decorazioni a specchi in stile veneziano.
La sera torniamo nella città vecchia per un’ottima cena all’aperto.
Il 29 Aprile facciamo un ultimo giro della città vecchia andando a scoprire piccoli angoli nascosti, come il cimitero interno addossato alle mura.
Domani ripartiremo col treno, stavolta di giorno, per rientrare a Samarcanda: 12 ore di viaggio e arrivo in tarda serata per riprendere l’aereo per Roma la mattina successiva alle 5… Un lungo tragitto, ma ne è valsa la pena!












































